Perché dopo la fiamma gemella non riesci più ad amare “normalmente”

Se hai incontrato la tua fiamma gemella, sai che la tua vita si è divisa in due: c’è un prima e c’è un dopo. E una delle cose che scopri nel “dopo” è che le relazioni non funzionano più come prima. Ogni persona che incontri ti travolge. Ogni legame diventa intenso, doloroso, difficile da gestire.

In questo articolo ti spiego perché succede, e — soprattutto — perché la spiegazione che ti sei data finora potrebbe essere proprio ciò che ti tiene bloccata.

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Indice

Cosa succede davvero quando incontri la fiamma

La fiamma gemella è un’altra incarnazione della tua anima: condividete la stessa anima radice. Ed è proprio questo frammento della tua stessa anima a provocare in te un risveglio spirituale — perché è quello il suo scopo, non farti felice ma risvegliarti.

Quando avviene l’incontro, si attiva il chakra del cuore, la kundalini risale, e inizia il tuo percorso spirituale. È uno spartiacque. E se questo risveglio non c’è stato, allora non era la tua fiamma gemella — era un karmico ad altissima attivazione delle tue ferite di incarnazione.

Perché tutti i partner successivi sono ad alta intensità

Dopo la fiamma, all’inizio, spesso c’è il rigetto: non riesci a entrare in intimità con nessun altro. Poi, a forza di praticare il distacco, altre persone arrivano. Ma sono tutte — nessuna esclusa — ad altissima intensità.

Il livello di sofferenza e di trigger che provi con loro è altissimo. E ci sono due ragioni precise.

La prima: dal momento dell’incontro con la fiamma, la tua anima ha l’obiettivo di risvegliarsi. E quindi manifesta a te partner che servono esattamente a quello scopo — persone che ti facciano da specchio alla tua ferita di incarnazione, al karma che sei venuta a sciogliere in questa vita. Prima della fiamma, l’amore che vivevi era più psicologico, più terreno, più gestibile. Ora ogni relazione ha un compito.

La seconda: dopo il risveglio diventi molto più sensibile. Più consapevole del tuo stato mentale, emotivo, del tuo corpo. Ti alzi vibrazionalmente, e questo ti rende più suscettibile alle energie basse — percepisci le intenzioni degli altri, l’ego che agisce. Vivi tutto meno superficialmente e quindi soffri di più.

Perché le etichette sono controproducenti

Ora ti dico una cosa che nel mondo spirituale non si sente dire spesso, e che ho imparato sulla mia pelle.

Ogni volta che appiccichi un’etichetta su una persona, stai ancora operando dal tuo mentale.

Fiamma gemella. Anima gemella. Partner divino. Karmico. Ogni volta che dai un nome al legame, gli stai assegnando un ruolo nella tua storia — e con quel ruolo finisci per giustificare troppe cose.

Non fraintendermi: io credo che questi rapporti animici esistano. Li ho vissuti. Ma non devono diventare un espediente per non fare il lavoro su di sé.

Il problema nasce quando l’etichetta genera attaccamento. Se fai una lettura e scopri che quella persona è la tua fiamma gemella, e poi non ci costruisci sopra nessun attaccamento — bene, non c’è danno. Ma se dopo quella parola inizi a caricare quella persona di un significato simbolico eccessivo, allora stai creando un problema laddove non c’era.

Perché quando qualcuno diventa “la tua fiamma gemella”, tu:

  • Giustifichi dei comportamenti che non vanno bene per te, in nome dell’etichetta
  • Interpreti gesti d’amore anche dove non ci sono
  • Resti dove dovresti andartene, perché lo reputi il tuo destino.

A livello animico l’amore c’è sempre, è vero. Ma nella terza dimensione, nella dimensione incarnata, quell’amore potrebbe non esserci affatto. E tu stai costruendo nell’immaginazione una situazione che, prolungata nel tempo, peggiora il tuo stato di salute mentale.

È per questo che nei miei contenuti parlo sempre meno di fiamme gemelle, e sempre di più dell’effetto che producono: la dipendenza affettiva. Perché quella è reale, e quella si può superare — che sia una fiamma, un karmico, o chiunque altro. Non mi interessa l’etichetta. Mi interessa come farti uscire.

Il piedistallo e la legge della corrispondenza

C’è un ultimo pezzo che però è il più importante.

Quando metti una persona sul piedistallo — quando le dai un’eccessiva importanza in nome di un’etichetta — stai comunicando al tuo inconscio, al mondo, all’universo, una cosa precisa: questa persona è più importante di me. Io sono sotto.

E se tu sei sotto, la tua identità sta dicendo: “io questa cosa non me la merito”.

Ora, dato che la vita è la manifestazione della nostra identità, cosa credi che ti mostrerà la realtà? Ti proietterà esattamente la situazione in cui quella persona non ti vuole, ti tratta male, ti tratta con sufficienza. Perché tu stai dicendo “non me la merito” — e la vita risponde: “ok, non te la meriti, allora non te la do”.

Questa è la legge della corrispondenza. Così dentro, così fuori. Non puoi mai vivere o sperimentare qualcosa che non sei già dentro.

E attenzione: non sto dicendo di sentirti superiore agli altri. Sto dicendo l’opposto. Siamo tutti espressione della divinità, tutti pari. Ma proprio per questo non ci può essere nessuno sopra di te. Nessuno.

Cosa fare?

Usa ogni relazione per quello che è: uno strumento che l’anima ti ha portato per risvegliarti.

Non idealizzare i partner che arrivano. Cerca invece l’insegnamento dietro alla relazione. Non attaccarti alla persona: attaccati a ciò che ti sta mostrando.

Pratica il distacco con i partner problematici— anche con quello che ti sembra l’anima gemella dei sogni. Osserva cosa ti viene mostrato, superalo, e lascia andare.

Poi fatti la domanda. Quella che conta più di ogni etichetta:

Come mi sento in questa relazione? Questa persona mi fa stare bene?

Se la risposta è no, accogli quello che ti è stato mostrato e lascia andare. A prescindere dal dolore. A prescindere da quanto fa male.

Perché l’anima vuole che tu capisca una cosa sola: non sei inferiore a nessuno. Sei un’anima in mezzo alle anime. E un’anima sa che tutto è impermanente, che non c’è separazione, e che non puoi né possedere né perdere nessuno — perché siamo tutti uno.

Aspettare per anni una persona non è un atto d’amore.

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